Efebo d’Oro Film Festival dedica un focus sul cinema del regista francese Damien Odoul

La 48a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival, in programma a Palermo dal 7 al 15 novembre 2026 presso i Cantieri Culturali alla Zisa, dedica un focus sul regista francese Damien Odoul, autore che si muove fra poesia e cinema, poco conosciuto in Italia ma da sempre presente nei festival internazionali coi suoi titoli più importanti e provocatori.

 

L’approfondimento – che arriva a Palermo immediatamente dopo la retrospettiva in programma alla Cinémathèque Française (21 – 29 ottobre) e anticipa il tour del regista presso gli Istituti di cultura francese di Napoli, Roma e Firenze -, comprende la proiezione di quattro film di Damien Odoul: a cominciare dall’anteprima nazionale del suo lungometraggio À la grâce de Dieu (2026), documentario su un artista di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo; in prima proiezione italiana anche il restauro dell’opera di esordio di Odoul Moraisseix!! del 1992; e ancora Le souffle, presentato a Venezia nel 2001, e La peur, film di guerra vincitore del Prix Jean Vigo nel 2015.

Al contempo nel corso del festival il regista terrà una masterclass condotta da Éric Biagi (direttore dell’Institut français di Palermo) fissata per giovedì 12 novembre (ore 16, Accademia di Belle Arti – Aula Magna di via Papireto); venerdì 13 (ore 18, Cre.Zi Plus) Odoul presenterà inoltre al pubblico la sua più recente raccolta di poesie “cent un poèmes / centouno poesie 1985-2009” (2026 Edizionidellassenza), in dialogo con Luisa Stella (scrittrice e curatrice del volume).

Il focus dell’Efebo d’Oro Film Festival dedicato a Damien Odoul è realizzato in collaborazione con l’Institut français di Palermo.

 

Damien Odoul

Damien Odoul ha scritto e diretto dieci lungometraggi, selezionati in prestigiosi festival (Mostra del Cinema di Venezia, Quinzaine des Réalisateurs, Berlinale…), e nel 2015 ha vinto il Premio Jean Vigo per La peur, adattato dall’omonimo romanzo di Gabriel Chevallier. Ha inoltre realizzato cinque documentari creativi, undici cortometraggi di finzione e una ventina di opere di videoarte. Nel 2016 ha presentato Les Visions, una mostra fotografica e video presso la Galleria Laure Roynette di Parigi. Nel 2017 ha pubblicato un libro sul suo lavoro, Résurrection permanente d’un cinéaste amoureux, illustrato da Yves Noyau. La sua multidisciplinarietà spazia dalle web series alle mostre d’arte e alla poesia. Tra i suoi film si segnalano: il suo debutto Morasseix (1992), presentato a Venezia; Le souffle/Deep Breath (2001), presentato anch’esso a Venezia; Errance (2002), presentato a Toronto; After Us We’re Gone (2004), presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. Ha appena completato la sua ultima opera, il documentario di lungometraggio À la grâce de Dieu, che segna la fine della carriera cinematografica di Damien Odoul. In questa occasione, dal 21 al 29 ottobre 2026 è in programma una retrospettiva completa della sua produzione cinematografica presso la Cinémathèque Française di Parigi. (cinematheque.fr/cycle/damien-odoul-1624.html)

 

Morasseix (Francia 1992)

Nel villaggio di Morasseix, Lili, figlia di una parrucchiera, è innamorata di César, che non prende nulla sul serio. Quando César scopre che Douze (“dodici” come il calibro del suo fucile) è caduto sotto il fascino della giovane donna, la spinge tra le braccia del suo migliore amico, anche a costo di sprofondare nell’autodistruzione. Rimasto inedito per dodici anni, il primo lungometraggio di Damien Odoul (che interpreta César), girato quando aveva 24 anni, si immerge con una cruda poesia nella Francia rurale, per catturare un’umanità al contempo violenta, assurda e commovente, dove già si rivela il suo singolare sguardo autoriale.

Una galleria di personaggi impressionanti, in cui il grottesco si contamina inesorabilmente con la loro “selvaggia” innocenza.

 

Le souffle/Deep Breath (Francia 2001)

Il quindicenne David vive la quotidianità della campagna con i due zii allevatori, attratto e repulso in egual misura dai crudi riti della fattoria, ivi compresi quelli della rozza mascolinità da esibire in chiacchiere, sbronze e oscenità di varia forma. Una volta aderito al suo lato più animalesco tramite l’alcol, David comincia a penetrare in una sorta di allucinazione in cui la realtà della campagna e dei suoi drammi familiari può scartare in incubi di violenza, di desiderio, di musica oscura.

L’esordio al lungometraggio di finzione di Damien Odoul è come un rito iniziatico obliquo e senza regole, il modo più “naturale” per iniziarsi all’anarchia dei sensi e dei sentimenti della vita. Un racconto di formazione che ruota attorno a un corpo gettato nella natura e pronto a imparare a vivere tramite esperienze estreme e oltre i confini del controllo, perché crescere è anche trovare il cortocircuito fra il fango, il sesso, le budella e la paura delle responsabilità.

 

La peur (Francia, Canada 2015) – Dal romanzo: “La peur” di Gabriel Chevallier –

È il 1914 e il francese Gabriel va alla guerra, in una Francia avvilita dallo spirito patriottico e dalle più basse pulsioni belligeranti. Dall’inferno delle trincee manda lettere all’amata Marguerite, che anno dopo anno cade nell’oblio e diventa un lontano sogno, mentre assiste alle più atroci sofferenze dei suoi commilitoni e al lento scadere nella follia di chi gli sta intorno.

Damien Odoul sostiene che l’orrore della guerra, come il diavolo, stia nei dettagli: un’ape che si poggia sullo squarcio della schiena di Gabriel, un cadavere da spostare da una pozzanghera perché un soldato possa abbeverarsi, una farfalla che viene polverizzata da un proiettile di pistola, un urlo intravisto tra la fuliggine e le fiamme. Un film sulla poesia come forma di resistenza all’abitudine del Male.

 

À la grâce de Dieu (Francia, Repubblica Domenicana del Congo 2026)

Quella di art brut è una definizione novecentesca che cerca di incasellare l’inettichettabile “arte grezza”, quella che spontaneamente cresce e si diffonde nei tessuti urbani, negli ambienti, nelle immaginazioni degli artisti, senza seguire mode, target o necessità materiali. Un arte che si fa per se stessi, perché altrimenti si muore, come sosteneva Van Gogh e come ribadisce il curatore Simon Njami, l’accompagnatore di Damien Odoul a Kinshasa, in Repubblica Democratica del Congo, alla ricerca di David, un misterioso artiste brut in cui il regista francese forse vede un suo doppio, o un alter ego. Nella sospensione chiaroscurale delle folle metropolitane di Kinshasa, Odoul naviga seguendo la scia delle passeggiate (e delle parole) di Njami, alla ricerca di quello che sembra un fantasma, l’autore di opere senza un autore vero, libere, risultato automatico di un inesauribile vitalità creativa.

A Christian Petzold il Premio Efebo d’Oro alla Carriera

La 48a edizione Efebo d’Oro Film Festival, in programma a Palermo dal 7 al 15 novembre 2026 presso i Cantieri Culturali alla Zisa, assegna il Premio Efebo d’Oro alla Carriera a Christian Petzold, regista tedesco attivo dagli anni Ottanta capofila del movimento cinematografico della cosiddetta “Berliner Schule” (la Scuola di Berlino), autore tra le voci più autorevoli del cinema europeo contemporaneo, i cui film incrociano sentimento, mitologia, letteratura e mistero in vortici narrativi eleganti e imprevedibili. Al contempo il regista sarà protagonista di una conversazione sul suo cinema e introdurrà le proiezioni dei suoi ultimi quattro film.

Nel dettaglio Christian Petzold ritirerà l’Efebo d’Oro alla Carriera sabato 7 novembre (ore 20, Cinema De Seta) e a seguire presenterà Miroirs no.3 (2025), incursione hitchcockiana sul rapporto fra due donne; domenica 8 (ore 18, Cinema De Seta) introdurrà il thriller sentimentale ambientato a Berlino Undine (2020); il giorno seguente (ore 20.30, Cinema De Seta) introdurrà la proiezione di Roter Himmel (2023), commedia su uno scrittore frustrato in una casa in campagna sulle coste tedesche del Mar Baltico; martedì 10 (ore 16.30, Sala Bianca del CSC Centro Sperimentale di Cinematografia – Cantieri Culturali alla Zisa) terrà una Lezione di Cinema, in conversazione con Alessia Cervini (Università degli Studi di Palermo) e Alessandro Rais (direttore artistico Efebo d’Oro Film Festival), e alle ore 20.30 presso il Cinema De Seta introdurrà Transit (2018), film su un rifugiato politico tedesco nella Francia di Vichy e dell’occupazione, ispirato all’omonimo romanzo di Anna Seghers, noto in Italia col titolo “Visto di transito”.

In collaborazione con il Goethe-Institut Palermo e il Kultur Ensemble Palermo.

 

Christian Petzold
Nato a Hilden (Düsseldorf) nel 1960, è uno degli autori più apprezzati del cinema tedesco ed europeo contemporaneo. Ha studiato letteratura e teatro alla Freie Universität (Libera Università) di Berlino, e cinema alla DFFB (Accademia Tedesca del Cinema e della Televisione), sempre a Berlino, dal 1988 al 1994. Durante quegli anni realizza una serie di corti e documentari (come Weiber del 1989, o Süden del 1990), prove generali per l’esordio al lungometraggio con Pilotinnen (1995), prodotto per la televisione, e per il primo film destinato al grande schermo, Die innere Sicherheit (2000), selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia. Da allora i suoi film hanno partecipato ai principali festival del mondo, per esempio la Berlinale (come nel caso di Gespenster nel 2005 o di Yella nel 2007), il Festival di Toronto (con Phoenix nel 2014) e Cannes (con Miroirs no.3 nel 2025). Ha collaborato con il regista Harun Farocki. Jerichow nel 2009 riceve la candidatura per la Miglior Regia al Deutscher Filmpreis, e Roter Himmel vince l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria alla 73a edizione della Berlinale. Svariati i lavori per la televisione, sia i film (Cuba Libre nel 1996, Toter Mann nel 2001) sia le serie tv (Dreileben: Beats Being Dead nel 2011 e Polizeiruf 110 tra il 2015 e il 2018).

Transit/La donna dello scrittore (Germania, Francia 2018 – 101′)
Tratto dall’omonimo romanzo di Anne Seghers, noto in Italia col titolo “Visto di transito”
Nel tentativo di fuggire dalla Francia occupata dalle truppe nazifasciste tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale, Georg assume l’identità di uno scrittore morto, Franz Weidel, ma, nonostante riesca ad evitare le più tragiche conseguenze di un rastrellamento a Parigi, resta bloccato a Marsiglia, dove scopre che si trova la moglie di Franz, Marie, che lo aspetta per fuggire con lui verso il Messico. Fra Georg e Marie scoppia la passione, ma la loro storia è destinata a durare nonostante le bugie e le omissioni? Confrontandosi con l’archetipo del fantasma, Petzold prende di petto la Storia e i suoi effetti più contraddittori sui sentimenti del singolo (com’era successo con il film precedente, Phoenix), e mescolando thriller e dramma trova la straziante intensità di uno dei suoi film più belli, arricchito dalle interpretazioni di Franz Rogowski e della sua musa Paula Beer.

Undine/Undine – Un amore per sempre (Germania, Francia 2020 – 91’)
L’esperta di urbanistica Undine lavora come conferenziera: il suo compito è raccontare lo sviluppo della capitale tedesca attraverso dei modellini esposti al Senato di Berlino. Dopo essere stata abbandonata dal suo partner, Johannes, Undine incappa nel palombaro Christoph, che la ferisce inavvertitamente facendo cadere un acquario i cui frantumi sfregiano il petto della donna. Ma Johannes è destinato a ricomparire. Se Transit si confrontava con la Storia di Marsiglia, Undine, il film successivo di Christian Petzold, fa i conti con la Geografia di Berlino: sviluppato attivamente intorno alla sua naturalistica scenografia, l’opera fa scontrare quel naturalismo con il graduale insorgere della possibilità metafisica. Perché le Ondine, da mitologia greca e da folklore germanico, sono creature leggendarie che hanno bisogno di un uomo (e di annegarlo) per appropriarsi dell’anima di cui sono prive…

Roter Himmel/Il cielo brucia (Germania 2023 – 102′)
Lo scrittore Leon ha bisogno della quiete della campagna per terminare il suo secondo romanzo e incontrare il suo editore. Per questo si unisce all’amico Felix, che deve preparare un portfolio per un’accademia, e raggiunge una casa sulle coste del Mar Baltico dove la pace pare regnare sovrana. La sorpresa è che a casa non sono soli, ma che sono già installati lì la disinibita e misteriosa Nadja e l’atletico Devid. E a queste premesse di possibile caos casalingo, si aggiunge il fumo di un grande incendio boschivo, che fa letteralmente bruciare il cielo. Nel “cielo rosso” di Christian Petzold il quotidiano e il metafisico si scontrano, disegnando un’arena di scontri umani dove Leon si illuderà soltanto di essere arbitro o giocatore cosciente. Un piccolo racconto crudele della giovinezza, pieno di strati (anche apocalittici) sotto l’apparenza di una commedia rohmeriana.

Miroirs no.3/Miroirs no.3 – Il mistero di Laura (Germania 2025 – 86′)
Durante una gita in campagna, Laura, giovane studentessa a Berlino, sopravvive miracolosamente a un incidente stradale nel quale perde la vita il suo compagno. Profondamente scossa ma fisicamente illesa, viene accolta da Betty, una donna che ha assistito all’incidente e che le offre rifugio nella propria casa. Poco a poco, anche il marito separato di Betty e il figlio accettano la presenza di Laura, dando vita a un equilibrio fragile e quasi familiare. Come sempre per Christian Petzold, questo è solo il presupposto per un tesissimo kammerspiel in cui nel quotidiano si insinua il magico e l’epico. Nel suo ultimo film, nello straniamento fra aspettative dello spettatore e comportamento dei personaggi, il regista tedesco trova una grazia luminosa e incredibilmente accattivante.

Omaggio cinematografico alla poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann

La 48a edizione Efebo d’Oro Film Festival, in programma a Palermo dal 7 al 15 novembre 2026 presso i Cantieri Culturali alla Zisa, dedica un omaggio cinematografico alla poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, voce leggendaria della letteratura in lingua tedesca del secondo Novecento, in occasione del centenario della nascita.

Nel corso del festival si presenteranno Drei Wege zum See/Three Paths to the Lake (1976), secondo lungometraggio televisivo del regista austriaco Michael Haneke, tratto dall’omonimo racconto della scrittrice; Malina (1991), magnifico adattamento dell’omonimo e unico romanzo della Bachmann, con protagonista Isabelle Huppert, a firma del regista tedesco Werner Schroeter; il film-laboratorio della regista austriaca Ruth Beckermann, Die Geträumten/The Dreamed Ones (2016), basato sulla corrispondenza amorosa fra Bachmann e il poeta Paul Celan; e infine il nuovissimo documentario della regista tedesca Regina Schilling, Ingeborg Bachmann – Jemand, der einmal ich war (2026), con protagonista la candidata al Premio Oscar Sandra Hüller, dopo la presentazione al Filmfest München e alla Festa del Cinema di Roma.
L’omaggio è realizzato in collaborazione con il Forum Austriaco di Cultura Roma.

Ingeborg Bachmann
La poetessa e scrittrice Ingeborg Bachmann, una delle più importanti scrittrici di lingua tedesca del XX secolo, nasce il 25 giugno 1926 a Klagenfurt (Austria). Agli inizi degli anni Cinquanta si fa conoscere con le sue prime poesie (Alle Tage, Die gestundete Zeit, Reklame) attraverso delle letture performate all’interno del Gruppo 47, un movimento letterario che per vent’anni animò Monaco di Baviera. Tra gli anni Sessanta e Settanta passa alla prosa, pubblicando alcune raccolte di racconti (fra cui Simultan, uno dei più celebri, nel 1972). In questi due decenni la sua vita è divisa fra Austria, Germania, Svizzera e infine Italia, dove sceglie la capitale romana per stabilirsi. Pianifica la scrittura di un ciclo di romanzi sotto il titolo di Todesarten, ma completa soltanto Malina (1971), “un’autobiografia, ma non nel senso tradizionale: un’autobiografia spirituale, immaginaria”, come ebbe a dire la stessa Bachman, “una vita inventata, ma dico che è la mia”. Ha scritto libretti di opere teatrali, ha tradotto poesie italiane (in particolare Giuseppe Ungaretti), e nel 1964 ha vinto il Premio Georg Büchner, il principale premio letterario tedesco. Notevoli i lavori nell’ambito del radiodramma, come l’esordio Ein Geschäft mit Träumen del 1952 o Die Zikaden del 1955. Ingeborg Bachmann scompare tragicamente il 26 settembre 1973 a seguito delle ustioni riportate durante un incidente domestico.

Drei Wege zum See/Three Paths to the Lake
di Michael Haneke (Austria, Repubblica Federale Tedesca, 1976 – 97′)
La fotografa Elizabeth torna a Klagenfurt, nel sud est dell’Austria, per visitare il padre ormai vedovo e fuggire dal caos di Parigi, dove ormai vive da anni insieme al suo fidanzato più giovane Philippe. L’incontro con il padre scatena una lunga serie di riflessioni sugli uomini, sul tempo che passa, sulla responsabilità dell’arte, e quei silenti percorsi verso il lago, vicini a casa di suo padre, diventano rumorosissimi spazi di memorie. A partire dal racconto Drei Wege zum See di Ingeborg Bachmann, Michael Haneke si infiltra nella psiche della protagonista, specchio deformato dei ragionamenti della stessa Bachmann, per indagare quel “romanzo intero, ma non un bel romanzo” che è la vita, tra le deviazioni della propria volontà, i brutti inciampi del destino e gli addii più difficili da affrontare.

Malina
di Werner Schroeter (Germania, Austria, 1991 – 125′) – con Isabelle Huppert –
Una scrittrice, persa nelle nevrosi del suo lavoro quotidiano, si innamora del giovane ungaro Ivan, scoprendo alcuni anditi di felicità in un’esistenza costretta dalla presenza del fidanzato Malina, con cui ha un rapporto fra il simbiotico e il parassitario. Perdere Ivan potrebbe dire perdere tutto, anche il lume della ragione, e l’amore-odio di Malina potrebbe anche complicare le cose. Il virtuosismo disperato di Werner Schroeter, folle visionario, traduce il romanzo di Ingeborg Bachmann, adattato in sceneggiatura dal Premio Nobel Elfriede Jelinek, in un melodramma rovente e psicotico, imperniato sull’interpretazione sregolata di Isabelle Huppert – che lavorerà nuovamente con Jelinek quando interpreterà un’altra febbricitante artista frustrata nel più famoso La pianiste di Michael Haneke -. Il lavoro di Schroeter sfugge a qualsiasi definizione, cerca la catarsi nell’eccesso, e, nel tratteggiare il ritratto della protagonista, brucia gli strascichi di teoria psicanalitica freudiana preferendogli il regno dell’irrazionalità.

Die Geträumten/The Dreamed Ones
di Ruth Beckermann (Austria, 2016 – 89′)
La drammatica, estatica, ma anche infinitamente triste storia d’amore tra Ingeborg Bachmann e Paul Celan inizia nel 1948, quando lei ha 22 anni e lui 27. Si conclude con il suicidio di Celan a Parigi nel 1971. Per Bachmann, lui è l’amore della sua vita, tuttavia non smette mai di vederlo come uno sconosciuto e nutre persino una leggera diffidenza nei suoi confronti. Lui era un ebreo di Czernowitz, i cui genitori perirono nell’Olocausto, mentre lei proveniva da un ambiente nazionalsocialista. Cresciuta in Carinzia, Bachmann ha assistito solo in minima parte alla guerra e alle persecuzioni. Amore e amicizia, ma anche dubbi e difficoltà permeano il loro rapporto per tutta la vita e, in un momento di incertezza, Bachmann si chiede: “Siamo solo noi due, quelli che si sognano?”. L’amore in laboratorio. La regista austriaca Ruth Beckermann distilla un melodramma teorico che evoca l’invisibile, all’interno di un dispositivo cinematografico austero ma al contempo toccante. Un mondo intero attraverso le parole.

Ingeborg Bachmann – Jemand, der einmal ich war/Ingeborg Bachmann – Someone Who Once Was Me
di Regina Shilling (Germania, Austria, 2026 – 98′) – con Sandra Hüller –
La regista invita l’attrice Sandra Hüller a compiere insieme un viaggio a Roma, sulle tracce della grande scrittrice Ingeborg Bachmann, che visse nella capitale per quasi vent’anni. Immaginando una giornata qualunque degli ultimi giorni della sua vita, Sandra Hüller si immerge nelle parole della Bachmann, con una presenza fisica intensa e perturbante.
Tra scene improvvisate, materiali d’archivio, frammenti di diari, lettere e testi, il film ripercorre la sua avventura poetica: i fantasmi della guerra, la consacrazione letteraria, il peso della fama, gli amori che l’hanno segnata e ferita, fino ai suoi ultimi giorni sola e ritirata. Il ritratto di una donna libera e insofferente alle categorizzazioni, che ha fatto della sua vita un’incessante lotta per trovare un suo modo di stare al mondo.

I vincitori della 47° edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival

Va a Love Me Tender di Anna Cazenave Cambet (Francia, 2025) il Premio Efebo d’Oro per il miglior film tratto da un’opera letteraria della 47a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival. Ad assegnare il premio la giuria composta da Alessia Cervini (docente ordinaria di Storia del Cinema, Università di Palermo), Egle Palazzolo (giornalista e scrittrice) e Evelina Santangelo (scrittrice e traduttrice). La giuria motiva così la sua scelta: «Per l’intensità di una storia, che attraverso l’esistenza della protagonista fuori dalle norme socialmente condivise, offre lo spaccato di una mentalità ancora radicata nella società occidentale: un’idea precisa di maternità e di decoro che arriva addirittura a compromettere il diritto a poter vedere un figlio, vivergli accanto, aiutarlo a crescere. Molto convincente è poi il profilo umano della protagonista, interpretato in maniera eccellente da Vicky Krieps, complesso, sfaccettato e in evoluzione fino alla scelta finale che è un inno sommesso e pensoso alla libertà vitale dell’autodeterminazione».

Tratto dal romanzo Love Me Tender di Constance Debré, il film racconta di Clémence (interpretata da una straordinaria Vicky Krieps), una donna che se ne va di casa, lasciando il marito Laurent e il figlio Paul, per seguire il suo sogno di scrivere ed essere libera sentimentalmente. Non le migliori premesse per quando, già in qualità di ex-moglie, Clémence dichiara a Laurent di essere attratta dalle donne: lui comincia a sfruttare il risentimento di Paul per avanzare assurde accuse di molestie, per le quali Clémence sarebbe responsabile dei traumi del figlio, e così inizia una guerra fra Clémence e la burocrazia, fra Clémence e Laurent, fra Clémence e la sua idea di essere madre. Ed è una battaglia di logoramento, che sfrutta il tempo che passa, che trasforma il rapporto fra Clémence e Paul in un rapporto di graduale distacco. La regista Anna Cazenave Cambet e il suo montatore Joris Laquittant lasciano che le ellissi temporali si nascondano fra le pieghe del racconto, così che il tempo che rovinoso passa senza che Clémence possa rivedere suo figlio sia una cascata irrefrenabile, che fa perdere a lei la possibilità di vedere Paul crescere, maturare, poter fare affidamento su di lei, legarsi a lei in quantità proporzionale all’amore che hanno l’uno per l’altra.

Va, invece a La lucha di José Ángel Alayón Dévora il Premio Efebo Prospettive per film opera prima o seconda – del valore di 1.000 euro – dalla giuria composta da Benni Atria (montatore) Alessandro De Filippo (professore di Storia del cinema e del video e Storia della fotografia e del reportage presso l’Accademia di Belle Arti di Catania), Andrea Segre (regista e sceneggiatore). Allo stesso film va anche il Premio Michele Mancini, assegnato da una rappresentanza degli studenti dall’Accademia di Belle Arti di Palermo e del Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia.

Al contempo la giuria congiunta di A.N.D.E Palermo (aderente all’A.N.D.E – Associazione Nazionale Donne Elettrìci) e Soroptimist International attribuisce il Premio Cinema Donna a Love Me Tender di Anna Cazenave Cambet e assegna una menzione speciale a Memory di Vladlena Sandu.

Le motivazioni dei premi:

Premio Efebo Prospettive per film opera prima o seconda – «In un rapporto profondo con un luogo e una cultura inedita nel cinema spagnolo e internazionale, il regista fa un lavoro intenso e di grande cura sia sulla relazione estetica con le terre e i corpi sia sulla recitazione di non professionisti scelti con coraggio e coerenza nella comunità raccontata. Un omaggio contemporaneamente delicato e robusto alla relazione padre e figlia, che sa essere tanto intimo quanto coraggiosamente politico nella denuncia non urlata della violenza coloniale che ha trasformato le Canarie, come tanti altri luoghi del mondo, in una terra di consumo turistico».

Premio Michele Mancini – «Attraverso una narrazione lineare emerge una restituzione sincera e autentica di cosa vuol dire vivere una perdita. La lucha, cioè la lotta, non è solo durante l’incontro, ma viene vissuta dai protagonisti ogni giorno, tanto da diventare protagonista stessa della storia: è collante, è resistenza culturale e politica, al centro dell’arena e fra le mura di casa. Simbolo di come una tradizione possa essere scudo di una comunità che resiste alla violenza del trauma coloniale. L’autenticità della narrazione si eleva nelle scelte registiche, attraverso inquadrature ravvicinate che trasformano la lotta in uno scambio di intimità e tenerezza».

Premio Cinema Donna – «Per il racconto autentico e coraggioso di una donna che, in un momento di grande fragilità, trova la forza per affermare la propria identità e la propria libertà. Per l’interpretazione intensa di Vicky Krieps, che rende Clémence una protagonista viva, credibile e profondamente umana. Un film che, con delicatezza e verità, ribalta la situazione più classica dell’affidamento dei figli delle coppie separate e illumina il percorso di una donna verso sé stessa, nelle sue scelte e attraverso la scrittura che la conserva madre al di là dei ricatti sentimentali e degli ostacoli burocratici».

Menzione speciale – «Per il coraggio con cui con grande originalità di narrazione ci porta a riscoprire una guerra dimenticata, quella della Cecenia. Un monito fortissimo, in questo momento storico, per i governanti: ricordare loro, ancora una volta, quali sono le vere conseguenze delle guerre e quale enormità ha il peso umano delle infanzie sottratte».

Efebo d’Oro alla Carriera alla regista francese Catherine Breillat

Doppio appuntamento per la 47a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival che in occasione di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025 celebra le sue origini tornando ad Agrigento, città dove nel 1979 tutto è cominciato, e al contempo rinnova il suo legame con Palermo, dal 2014 sempre cuore pulsante della manifestazione. Nello specifico il Festival dà appuntamento ad Agrigento dall’11 al 15 novembre presso il Cinema Concordia e negli spazi di FAM – Fabbriche Chiaramontane, e a Palermo dal 26 al 30 novembre presso i Cantieri Culturali alla Zisa per festeggiare insieme il cinema, la memoria e le nuove prospettive d’autore.

La 47a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival fa parte delle iniziative sostenute dalla Regione Siciliana nell’ambito di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025.

Ad Agrigento l’Efebo d’Oro Film Festival presenterà 5 film in concorso nella storica sezione dedicata ai film tratti da opere letterarie (due dei quali sono in anteprima nazionale) gravida di titoli particolarmente originali e di autentiche scoperte, che saranno valutati da una giuria composta da Alessia Cervini (professoressa ordinaria di Teorie del cinema e Storia e critica del cinema presso l’Università degli Studi di Palermo), Egle Palazzolo (giornalista e scrittrice) e Evelina Santangelo (scrittrice e traduttrice). Ad Agrigento inoltre verrà ospitato il Focus “Film Palestine”, momento di riflessione sulla drammatica situazione a Gaza, e sulla sua rappresentabilità cinematografica, attraverso lo sguardo del regista Stefano Savona – di cui si proiettano i due film da lui girati a Gaza nel 2009 e nel 2018, Piombo fuso e La strada dei Samouni – e della regista iraniana Sepideh Farsi, che martedì 11 novembre alle ore 20.30 sarà in video collegamento da New York per introdurre, in dialogo con lo stesso Savona e con la scrittrice Evelina Santangelo, il suo Put Your Soul in Your Hand and Walk/Metti la tua anima nella tua mano e cammina, documentario sulla giovane fotoreporter palestinese Fatma Hassona, uccisa da un attacco missilistico israeliano su Gaza, della quale negli spazi di FAM – Fabbriche Chiaramontane sarà accolta L’occhio di Gaza, mostra fotografica, che comprende 15 immagini realizzate fra le rovine della città tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025, a testimonianza della resilienza e della tenacia di chi vuole conservare una memoria collettiva di questa tragedia.

Ancora ad Agrigento la sezione Efebo Extra vedrà la presenza della regista Roberta Torre, che introduce La notte in cui è morto Pasolini (2009) – parte di un ricordo di P. P. Pasolini, nel cinquantenario della sua uccisione, che comprende anche la proiezione de La Rabbia (1964) con introduzione critica di Alessia Cervini -, e il suo ultimo lungometraggio a soggetto, Mi fanno male i capelli (2023). Ancora per Efebo Extra, ad Agrigento, uno straordinario film di chiusura, firmato da Costanza Quatriglio: si tratta dell’anteprima siciliana di Pirandello – Il Gigante Innamorato, una originalissima docufiction realizzata in occasione del 90esimo anniversario della morte di Luigi Pirandello, reduce dall’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, con cui Efebo d’Oro Film Festival saluta il pubblico agrigentino dopo la cerimonia di premiazione fissata per sabato 15 novembre alle ore 20.30 al Cinema Concordia. Ad Agrigento tutte le proiezioni dell’Efebo d’Oro Film Festival si svolgeranno presso il Cinema Concordia.

A Palermo il Festival darà spazio al concorso di Efebo Prospettive per la miglior opera prima o seconda, con 5 film, tre dei quali in anteprima nazionale, che saranno valutati da una giuria composta da Benni Atria (montatore), Alessandro De Filippo (professore di Storia del cinema e del video e Storia della fotografia e del reportage presso l’Accademia di Belle Arti di Catania) e Andrea Segre (regista e sceneggiatore).

La 47a edizione di Efebo d’Oro film festival assegnerà alla regista, sceneggiatrice, scrittrice e attrice Catherine Breillat, una delle voci più originali e coraggiose del cinema francese contemporaneo, il suo premio principale: l’Efebo d’Oro alla Carriera (mercoledì 26 novembre, ore 20 / Cinema De Seta – Cantieri Culturali alla Zisa), omaggiandola con un focus di approfondimento composto dalla proiezione di 6 suoi lungometraggi, e rendendola protagonista di una masterclass per tracciare la sua talentuosa carriera (giovedì 27 novembre, ore 11 / Sala Bianca del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cantieri Culturali alla Zisa). Il Festival conferirà il Premio Mestieri del Cinema – Città di Palermo al montatore Benni Atria, che terrà una masterclass aperta al pubblico e agli studenti (venerdì 28 novembre, ore 11), e presenterà due film da lui montati: Diaz – Don’t Clean Up This Blood (2012) di Daniele Vicari, e L’ordine delle cose (2017) di Andrea Segre.

E proprio al regista e sceneggiatore di film e documentari Andrea Segre, narratore di dialoghi e confronti tra culture diverse, sarà dedicato un approfondimento inerente il suo cinema (sabato 29, ore 10 / Centro Sperimentale di Cinematografia – Sala Bianca); e ancora il Premio Michele Mancini, al miglior film del concorso Efebo Prospettive, assegnato dagli studenti dei corsi di cinema dell’Accademia di Belle Arti di Palermo e della Sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia, e il Premio A.N.D.E, dedicato al cinema al femminile o a storie che esplorano temi legati alla maternità e alle figure femminili, e assegnato dall’associazione A.N.D.E Palermo (aderente all’A.N.D.E – Associazione Nazionale Donne Elettrìci).

Novità di questa edizione la sezione Efebo Doc, che presenta due lavori firmati da registi diplomatisi al Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia: segnatamente Ewa – The Last Lesson di Andrea Mura e Federico Savonitto (in prima proiezione dopo l’anteprima al Biografilm Festival di Bologna) e Ore di veglia di Federico Cammarata e Filippo Foscarini (reduce dalla Settimana della Critica dell’ultimo Festival di Venezia), insieme all’anteprima assoluta di Il corpo è di tutte, realizzato da due autrici palermitane, Mapi Rizzo e Martina Riina. Tre lavori tutti prodotti nel 2025 e realizzati da giovani autori legati per formazione, o origini al capoluogo siciliano, a testimonianza della vivacità creativa di questo territorio. Tutti i film saranno accompagnati in sala dai rispettivi registi.

E sempre per Efebo Extra, a Palermo saranno proiettati Le roman de Jim di Jean-Marie Larrieu e Arnaud Larrieu (Francia, 2024) e Lotte in Weimar di Egon Güntherm (Repubblica Democratica Tedesca, 1975): le proiezioni sono rispettivamente in collaborazione con l’Institut Français Palermo e il Goethe-Institut Palermo.

 

A Palermo tutto il programma degli appuntamenti dell’Efebo d’Oro Film Festival si svolgerà presso i diversi spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa (Cinema De Seta, Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, Institut Français Palermo, Goethe-Institut Palermo, Cre.zi Plus, Accademia di Belle Arti).