48a edizione per Efebo d’Oro Film Festival, che dal 7 al 15 novembre proporrà a Palermo un ricco calendario di proiezioni, tributi, focus e approfondimenti, in una larga celebrazione della letteratura europea e del cinema internazionale. Centro nevralgico della manifestazione saranno i Cantieri Culturali alla Zisa, che accoglieranno negli spazi del Cinema De Seta, del CSC Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, dell’Institut français di Palermo, dell’Accademia di Belle Arti e del Cre.Zi Plus la programmazione di questa edizione; tuttavia alcuni appuntamenti faranno incursione presso il Teatro Garibaldi e la sede centrale dell’Accademia di Belle Arti (via Papireto).
In 9 giorni di festival si presenteranno le due sezioni competitive, che comprendono diverse anteprime italiane: Efebo d’Oro, concorso internazionale con 5 film tratti da opere letterarie, ed Efebo Prospettive, concorso internazionale rivolto alle opere prime o seconde (senza alcun vincolo di collegamento con fonti letterarie), anch’esso composto da 5 film.
Al contempo verrà assegnato il Premio Efebo d’Oro alla Carriera a Christian Petzold, regista tedesco attivo dagli anni Ottanta capofila del movimento cinematografico della cosiddetta “Berliner Schule” (la Scuola di Berlino), autore tra le voci più autorevoli del cinema europeo contemporaneo che introdurrà le proiezioni dei suoi ultimi quattro film e sarà protagonista di una conversazione sul suo cinema (martedì 10 novembre, ore 16.30 – Sala Bianca CSC Centro Sperimentale di Cinematografia – Cantieri Culturali alla Zisa). Petzold riceverà l’Efebo d’Oro alla Carriera sabato 7 novembre, alle ore 20 presso il Cinema De Seta, e a seguire presenterà Miroirs no.3, il suo ultimo film.
Alla poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann (1926-1973), voce leggendaria della letteratura in lingua tedesca del secondo Novecento, sarà dedicato un omaggio cinematografico di quattro film, in occasione del centenario della nascita, tra cui il nuovissimo documentario della regista tedesca Regina Schilling, Ingeborg Bachmann – Jemand, der einmal ich war (2026), con protagonista la candidata al Premio Oscar Sandra Hüller, proiettato in anteprima siciliana dopo la presentazione al Filmfest München e alla Festa del Cinema di Roma.
Il regista francese Damien Odoul, autore che si muove fra poesia e cinema, sarà al centro di un focus – che arriva a Palermo immediatamente dopo la retrospettiva della Cinémathèque Française e che anticipa il tour del regista presso gli Istituti di cultura francese di Napoli, Roma e Firenze – comprendente quattro film che tracciano il suo percorso artistico, oltre ad una masterclass (giovedì 12 novembre ore 16, Accademia di Belle Arti, Aula Magna di via Papireto) e la presentazione della sua più recente raccolta di poesie “cent un poèmes / centouno poesie 1985-2009” (venerdì 13 novembre, ore 18 – Cre.Zi Plus).
I trent’anni della carriera del grande cineasta coreano Hong Sang-soo, autore della saga più originale e indipendente del cinema sudcoreano, vengono festeggiati con l’inaugurazione della sezione Aspettando Hong Sang-soo, in cui si presentano il terz’ultimo e il penultimo dei suoi film: What Does That Nature Say to You (2025) e The Day She Returns (2026), entrambi presentati alla Berlinale nelle ultime due edizioni.
Da sottolineare le proiezioni fuori concorso, che danno spazio ad alcuni lavori che portano la firma di talentuosi autori siciliani: vedi il già citato Se mai le cose (2026) di Giulia Cosentino, racconto intimo e privato che si muove tra oggetti, archivio e sguardo femminista; Giudè (2026) di Dario Lanfranca, corto ispirato alle novelle di Luigi Pirandello “Padron Dio” e “Canta l’Epistola”, che dall’autore girgentino recupera il senso di straniamento calando una parabola cristologica nel contesto di una Sicilia soleggiata del presente, fotografata da Daniele Ciprì. I due cortometraggi di Cristiano Giamporcaro La ricomparsa delle lucciole/Finding Fireflies (2023) e il postumo Che bella giornata! (2026), che testimoniano la delicatezza dello sguardo di questo giovane regista, scomparso prematuramente nel mese di agosto dopo essere stato travolto da un gommone nelle acque di Lampedusa. E l’anteprima assoluta dell’ultimo documentario di Marco Amenta Odio gli indifferenti (2026), che prende le mosse dall’arresto illegale di Antonio Gramsci – su ordine diretto di Mussolini, operato dalla criminale polizia fascista l’8 novembre del 1926 alle ore 22.15 – che il festival proietta cento anni più tardi, ed esattamente alla stessa ora dell’arresto, sullo schermo del Cinema De Seta, per dare voce, attraverso i quaderni e le lettere che il grande pensatore e uomo politico scrisse dal carcere, ad un evento che coincise con la soppressione di ogni spazio democratico in Italia, giacché il giorno dopo venne cancellato il Parlamento italiano.
Come ogni anno non mancherà l’assegnazione del Premio Mestieri del Cinema – Città di Palermo che in questa edizione va alla compositrice di colonne sonore per film e pianista palermitana Giulia Tagliavia. Alla consegna del premio, in programma domenica 15 novembre alle ore 17.30 presso il Cinema De Seta, farà seguito la proiezione di Il palazzo (2011) di Federica Di Giacomo, per cui Giulia Tagliavia ha realizzato la colonna sonora. La compositrice sarà inoltre protagonista di una masterclass (mercoledì 11 novembre, ore 16 – Spazio Nuovo dell’Accademia di Belle Arti, Cantieri Culturali alla Zisa).
Un momento di approfondimento sarà riservato al progetto “Questione di Festival. Incontri di Cinema”, promosso dall’AFIC – Associazione dei Festival Italiani di Cinema, di cui l’Efebo d’Oro fa parte, che presenta la sessione “I festival valgono. Analisi sui territori”. Il convegno a Palermo (venerdì 13, ore 15 – CSC Centro Sperimentale di Cinematografia – Cantieri Culturali alla Zisa) segna l’inizio di un percorso di cinque appuntamenti che l’AFIC porterà avanti nell’arco di dodici mesi toccando altrettanti festival in giro per la penisola.
La 48a edizione dell’Efebo d’Oro Film Festival saluterà il suo pubblico domenica 15 novembre alle ore 20.30 presso il Cinema De Seta con la cerimonia di premiazione, e con l’evento di chiusura: la proiezione in anteprima nazionale di Kokurôjô/The Samurai and the Prisoner di Kiyoshi Kurosawa, ultima opera del grande maestro giapponese contemporaneo, presentata a Cannes 2026, che ci conduce dentro un enigma di irripetibile fascino, portando nel suo microcosmo il tema scenografico ricorrente della sua filmografia: l’Apocalisse. Che, prima ancora che distruzione, è messa in discussione della logica comune.
Concorso Efebo d’Oro
(per film tratti da un’opera letteraria)
Sono 5 i film in concorso per la sezione di Efebo d’Oro Film Festival dedicata ai film tratti da opere letterarie. I film di questa sezione saranno valutati da una giuria composta dal regista e sceneggiatore italo-statunitense Jonas Carpignano, dal critico e saggista italiano Emiliano Morreale e dalla regista tedesca Regina Schilling.
All the Lovers in the Night/Subete mayonaka no koibitotachi
di Yukiko Sode (Giappone 2026 – 139’)
Irie Fuyuko lavora in una casa editrice come editrice di bozze. Per fare il suo lavoro deve stare più attenta agli errori che non al contenuto dei libri; probabilmente è anche questo, però, il modo in cui ha vissuto la sua vita. Ne vede i bordi e l’ortografia, ma non ha mai fatto esperienza del suo cuore pulsante. Per questo l’amicizia con Hijiri e il lento innamoramento per il più grande Mitsutsuka potrebbero finalmente rivelarle come leggere la vita “fra le righe”. L’incontro con l’altro è complesso in una città come Tokyo, bellissima di notte ma capace di alienare i suoi abitanti, senza possibilità che facciano tesoro delle sue luci. Per Fuyuko questa possibilità arriva tardi, oltre tutte le sue difficoltà nelle interazioni sociali, in una vita troppo materiale in cui finalmente si sente attratta da cose che non si vedono: l’amicizia, il sentimento verso un uomo, le onde fotoniche che generano la luce. Si tratta di trovare qualcuno che possa dirti senza esitazioni “Sì, stiamo immaginando la stessa cosa”.
Dal romanzo “Subete mayonaka no koibitotachi (Tutti gli amanti della notte)” di Mieko Kawakami.
The Arab/al-ʿArabī
di Malek Bensmaïl (Algeria, Belgio, Francia, Svizzera, Arabia Saudita 2026 – 106’)
Nel 1996, mentre la guerra civile algerina sconvolge la città di Oran, il fotoreporter Kamel incontra l’anziano Haroun in un bar. È lì che inizia un lungo racconto che impegna i due interlocutori per tutti i giorni successivi. La miccia: la vera storia dietro Lo straniero di Albert Camus. Perché l’Arabo ucciso dal francese Meursault sulla spiaggia non è un arabo qualunque: è Moussa, il fratello di Haroun, morto in un episodio che gli ha sconvolto la vita. In un film sull’affabulazione spontanea che generano le storie, e allo stesso tempo sull’urgenza politica di quelle stesse storie, il regista Malek Bensmaïl, da sempre interessato alla storia dell’Algeria e ai suoi racconti filtrati dalle sensibilità europee post-coloniali (a partire dal suo documentario analitico su La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo), trova efficaci correlativi oggettivi nei cambi di fotografia, di formato, di tonalità, così da ritrarre i fantasmi di un intero Paese, e così da rivelare la necessità che la Storia venga raccontata da tutti i fronti, anche da quelli che i colonizzatori non vorrebbero affidabili.
Dal romanzo “al-ʿArabī (Il caso Meursault)” di Kamel Daoud.
Late Fame
di Kent Jones (Stati Uniti, Francia, Italia 2025 – 97’)
Ed Saxberger, interpretato da un brillante Willem Dafoe, ha pubblicato un’unica e apprezzata raccolta di poesie 40 anni fa, ma ora lavora da altrettanti anni in un ufficio postale, facendo testimonianza del lento oblio in cui è scivolata la sua opera. Almeno finché non appare nella sua vita un giovane ammiratore, che lo invita a unirsi a un suo gruppo di amici e aspiranti poeti e performer, per tornare a scrivere e a fare arte assieme. Tra la fascinazione per l’attrice e cantante Gloria e l’attenzione riservatagli dai giovani curiosi, Ed sembra finalmente trovare, a distanza di decenni, il successo sperato. Ma è davvero così? Una commedia agrodolce sul fare arte ieri e oggi, sugli idealismi dei creativi, sulle contingenze umane che rendono complessa qualsiasi ideologia. Willem Dafoe dirige quasi a fianco di Kent Jones questo film indipendente attento ai lenti scivolamenti di umore dei suoi personaggi, sulle onde timbriche di una sceneggiatura (a firma di Samy Burch) che riadatta (come fece Kubrick con Eyes Wide Shut) una novella di Arthur Schnitzler nella New York di oggi.
Dalla novella “Später Ruhm (Fama tardiva)” di Arthur Schnitzler.
Mémoire de fille/A Girl’s Story
di Judith Godrèche (Francia, Belgio 2026 – 118’)
Annie Duchesne ha 17 anni (“e mezzo”, come tiene a precisare) e finalmente nell’estate del 1958 può andarsene un po’ da casa e frequentare come animatrice una colonia estiva. Lì potranno poco però l’amicizia con Claudine e il bel tempo: la prima esperienza erotica con il capo degli animatori, H, e il bullismo che subisce da tutti gli altri animatori, trasforma una stagione di liberazione nelle scoperte dei tormenti dell’età adulta. “È l’assenza di significato di ciò che si si vive, mentre lo si vive, che moltiplica le possibilità della scrittura”. Memoria di ragazza indaga il modo in cui filtriamo la realtà, e guardiamo indietro ai nostri ricordi. Dopo le angosce delle prime esperienze erotiche, vissute seguendo il significato che volevano dar loro solo gli uomini, Annie trova la possibilità di dare un suo senso alle cose. E la regista Judith Godrèche, in una lettera d’amore (in forma di film) all’autrice Premio Nobel, scava in quelle angosce che non sono solo ingenuità adolescenziali, ma affaccio disarmato sulle crudeltà del rapporto fra i generi.
Dal romanzo “Mémoire de fille” di Annie Ernaux.
A Providência e a Guitarra/Providence and the Guitar
di João Nicolau (Portogallo 2026 – 124’)
Léon ed Elvira Berthelini sono due artisti teatrali itineranti, che di villaggio in villaggio cercano di realizzare piccoli spettacoli sulla loro idea di poesia: lei scrive le storie, e lui le interpreta con lei, a modo suo. Ma a volte difendere la propria arte è difficile, specialmente quando si mettono di mezzo le politiche, i pregiudizi, gli amori e le sfortune del destino che possono manifestarsi in mille modi. Compresi quelli più surreali e inaspettati. Maestro del bizzarro e dell’imprevisto, João Nicolau realizza una sorta di spettacolo teatrale in continuo movimento, con lampi fantasmagorici e scintille grottesche, per narrare le gesta di un manipolo di stralunati eroi intenti a salvare la libertà dell’arte dalle intemperie della vita. E nelle sorprendenti deviazioni cronologiche, permette di reinterpretare le dinamiche dei personaggi in modo sempre nuovo, in una giostra musicale che assume presto i contorni della fiaba.
Dal racconto breve “Providence and the Guitar (La provvidenza e una chitarra)” di Robert Louis Stevenson.
Concorso Efebo Prospettive
(per film opera prima o seconda)
Anche in questo caso sono 5 i film in concorso, dei quali un’anteprima europea e una nazionale. I film saranno valutati da una giuria composta dalla regista Giulia Cosentino, dalla docente universitaria Mariagrazia Fanchi, e dalla compositrice di colonne sonore e pianista Giulia Tagliavia.
Chroniques des années de siège/Chronicles from the Siege
di Abdallah al-Khatib (Francia, Algeria, Palestina 2026 – 98’)
Il destino di alcuni personaggi si incrocia tra le macerie della Gaza occupata: il vecchio videonoleggiatore Arafat non riesce a procurarsi la sua razione di cibo e comincia lentamente a deperire; alcuni dei vecchi clienti del suo videonoleggio, compresi Leila e Youssef, si nascondono nel negozio ormai abbandonato bruciando VHS per accendere un fuoco; Mohammad, la cui casa è ancora miracolosamente in piedi, cerca di fare sesso con Huda ma viene continuamente interrotto; Saleh porta la moglie incinta in ospedale ma nel reparto è il caos. Un incubo collettivo che avvicina la percezione di chi è fuori all’interno di un mondo in rovina, dove sopravvive ancora l’umanità a discapito di tutto. Un esordio notevolissimo, premiato alla Berlinale 2026 come migliore opera prima.
La Gradiva
di Marine Atlan (Francia, Italia 2026 – 145’)
Durante un viaggio d’istruzione a Napoli, alcuni liceali francesi affrontano un momento fondamentale per la loro crescita: Toni esplora la sua sessualità incontrando sconosciuti e manifestando sempre maggiore gelosia nei confronti del migliore amico James, che a sua volta ha una serie di esperienze sessuali che sembrano non fargli provare nulla; la studiosa Suzanne non trova più abbastanza soddisfazione nei suoi voti scolastici e comincia a guardarsi intorno; l’insegnante di latino che li accompagna, madame Mercier, fatica a contenere le sue emozioni più viscerali. Il destino di tutti loro si deciderà sotto l’ombra mistica del Vesuvio. L’appassionante ritratto di una generazione che scopre i sentimenti, e reagisce come può, tra le bellezze di Pompei, le eccitazioni adolescenziali e le prime devastanti disillusioni. Un racconto corale che ha commosso la Settimana della Critica di Cannes e che rivela il rigore commovente dello stile di Marine Atlan, direttrice della fotografia qui alla sua opera prima da regista.
In My Father’s Room/Muyou no hito
di Maha Harada (Giappone 2026 – 109’) – anteprima nazionale –
La sorvegliante Satomi, che presta servizio in un museo di arte contemporanea dove è conservato un mitico dipinto di Mark Rothko, comincia a indagare sugli ultimi di giorni di vita del padre, morto da poco e devoto al cerimoniale tradizionale giapponese del tè. Attraverso i racconti della madre, che dal padre aveva divorziato anni addietro, e di un venditore di tazze per cerimonie, Satomi scopre che la sua solitudine e quella di suo padre forse sono una cosa sola, oltre la vita e la morte. Nella sua toccante opera prima, Maha Harada sceglie il volto di Yu Aoi (mitica attrice di Shunji Iwai, Kiyoshi Kurosawa, Shinya Tsukamoto) per tratteggiare con estrema delicatezza una storia di lutto che apre anche alla speranza ma soprattutto all’ascolto delle piccole cose della vita: un libro può diventare una porta, un dipinto una finestra, un incontro uno spiraglio. In mezzo a tante contraddizioni, Satomi troverà il significato negli angoli più inaspettati e nelle delusioni più cocenti, persino nei dettagli che risplendono anche solo della loro effimerità.
Dal racconto “Muyou no hito (An Unnecessary Man)” di Maha Harada.
Lo que nos van dejando/The Rest Is Memory
di Issa García-Ascot (Messico 2026 – 86’) – anteprima europera –
Sara, una biologa molecolare di trent’anni, deve lasciare la sua vita in città per recarsi nella giungla e recuperare gli archivi di un centro di ricerca. Nel corso del viaggio, riaffioreranno eventi dimenticati del suo passato e aspetti di sé che non sapeva di avere, fino a condurla a una rivelazione e alla libertà che tanto desiderava, ma che non aveva mai creduto possibile. L’opera prima di Issa García-Ascot (dopo alcuni corti realizzati fra il 1997 e il 2005) è il tentativo (riuscito) di dare forma concreta a una serie di eventi e sensazioni che hanno cambiato la vita della regista e il suo modo di viverla. Quello che all’inizio sembra l’esplorazione del tema generale del rapporto uomo-natura diventa presto lo scandaglio di un universo privato, un puzzle che può essere completato solo venendo a patti con il trauma e l’abuso.
La vie d’une femme
di Charline Bourgeois-Tacquet (Francia, Belgio 2026 – 98’)
La chirurga Gabrielle ha sempre rivendicato per sé un’assoluta indipendenza emotiva: il lavoro prima di tutto, un partner con cui condividere (poco) quella regolarità un po’ robotica, nei piccoli intermezzi privati, e la mancanza volontaria di figli. Nel frastuono di ogni giorno, in cui deve affrontare difficoltà e complicazioni, incontra però Frida, che vuole scrivere un libro su di lei. Lavoro e vita privata si confondono, e forse Gabrielle dovrà rivedere più di alcune delle sue certezze. Diviso in episodi, forte dell’interpretazione di un’immensa Léa Drucker, il secondo film di Charline Bourgeois-Tacquet è una toccante intromissione psicologica in una donna che è costretta a mettersi a nudo e a mostrare le sue fragilità, dimostrando di non aver mai capito se è il mondo ad averla costretta alla sua efficienza meccanica, o se è lei che l’ha voluto per sé. Un’opera piena di dettagli, tesa e delicata al contempo, presentata in concorso all’ultimo Festival di Cannes nel 2026.
